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Cattura massale

La tecnica, come l’impiego delle esche avvelenate, ha come obiettivo il contenimento della popolazione adulta dell’insetto. La pratica si basa sull’impiego di dispositivi (sacchetti e cartoncini trappola colorati, ecc…) in grado di attrarre gli adulti della mosca olearia su supporti impregnati di colla o avvelenati e in grado rispettivamente, di catturare o di contaminare con l’eventuale insetticida le mosche che vi si posano. Anche in questo caso l’attrattivo utilizzato è il feromone sessuale specifico per l’insetto; impiegato da solo o in miscela con composti ammoniacali come il bicarbonato di ammonio o con attrattivi alimentari come le proteine idrolizzate. Nei dispositivi in commercio l’insetticida utilizzato per l’abbattimento degli adulti di mosca olearia è un piretrioide la “lambda-cialotrina”, il cui impiego, solo nel caso di questa tecnica, è ammesso anche in olivicoltura biologica, poiché non viene a contatto con la chioma delle piante.    
Il numero di dispositivi da installare varia da uno per pianta a uno ogni quattro piante, in funzione delle distanze d’impianto adottate nell’oliveto e in relazione alla pressione biologica del parassita. Anche la cattura massale, come tutti i sistemi adottati per contenere e abbattere la popolazione adulta, manifesta una maggiore efficacia quando è applicata in oliveti isolati o su ampi territori e nelle condizioni in cui la popolazione dell’insetto non è particolarmente elevata.
Quando l’attacco della mosca è elevato, questa metodica non è in grado di contenere l’infestazione a livelli accettabili.
La collocazione dei dispositivi sulle piante in campo deve avvenire nel periodo fine giugno/inizio luglio e, in ogni caso, prima dell’indurimento del nocciolo.
Solo a indurimento avvenuto le olive diventano ricettive all’attacco della mosca olearia.
I dispositivi utilizzati per la cattura massale, dopo il loro impiego devono essere allontanati dall’oliveto e smaltiti correttamente nel rispetto delle normative previste per lo smaltimento dei contenitori dei fitofarmaci.
Anche questi dispositivi, come le esche proteiche, mancano di selettività nei confronti degli altri insetti presenti nell’oliveto e possono rappresentare un rischio per quelli non dannosi e per quelli utili. 
Un metodo empirico attuato a livello aziendale, e che trova impiego anche in alcune sporadiche realtà olivicole della nostra Regione, è basato sulla realizzazione di trappole attrattive molto semplici ottenute con comuni bottiglie in plastica, nella cui parte superiore  vengono praticati dei piccoli fori rotondeggianti.
In alcuni  casi si sfrutta l’apertura naturale della bottiglia a cui viene agganciato un dispositivo che consente di appendere la bottiglia alla pianta.
La trappola siffatta viene in parte riempita con ammoniaca, diluita o meno con acqua, nella quale vengono inserite 1 o 2 sardine , opportunamente lavate e destinate a andare in putrefazione.
L’ammoniaca e le sardine in putrefazione agiscono come attrattivo nei confronti degli adulti della mosca e di altri insetti che entrano nelle bottiglie trappola  e vi muoiono.
Le bottiglie trappola vengono appese ad ogni pianta, sulla parte esterna della chioma, con esposizione sud-ovest e in concomitanza con l’inizio del volo degli adulti (inizio luglio).
Il contenuto delle bottiglie viene sostituito all’inizio di settembre, quando ha ormai perso la sua capacità attrattiva, oppure quando la componente liquida è satura di insetti.
Questo sistema di lotta “fai da te”, deve essere ancora oggetto di studio e sperimentazione sul nostro territorio per verificarne la reale e generale efficacia.

 

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