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Impianto

L’impianto dell’oliveto

LA SCELTA E LA PREPARAZIONE DEL TERRENO
 I terreni più adatti alla coltivazione dell'olivo sono quelli sciolti e di medio impasto o tendenzialmente argillosi, purchè dotati di buon drenaggio. La lavorazione preparatoria del terreno è molto importante e deve interessare preferibilmente tutta la superficie. Il momento migliore per effettuare questo tipo di lavorazione è il periodo estivo (luglio-agosto) e può essere effettuata con uno "scasso" vero e proprio del terreno a una profondità di 70-80 cm , oppure con una ripuntatura o fessurazione del terreno a una profondita di 80-100 cm, seguita da un'aratura superficiale del terreno a 40-50 cm. Questa seconda tipologia di preparazione del terreno è sicuramente da preferire, sia  dal punto di vista ambientale che agronomico. In concomitanza con la lavorazione preparatoria è bene approfittare per effettuare la cosiddetta "concimazione di fondo" o di pre-impianto. Questa concimazione deve essere costituita da letame maturo (almeno 200-400 q.li\ha), integrato con perfosfato minerale 19\21 (4-5 q.li\ha) e solfato potassico (2-3 q.li\ha). I suddetti concimi devono essere interrati con lo "scasso" o con l'aratura superficiale. L'epoca migliore per la  piantagione degli olivi, in Emilia-Romagna, è l'inizio della primavera (marzo\aprile).

LA PIANTA ADATTA
Il tipo di pianta più adatto alla realizzazione dell'oliveto è rappresentato da una giovane pianta, ottenuta per talea autoradicata  e disponibile in vaso, che abbia 18-24 mesi di età e sia di piccola dimensione (altezza 60-80 cm). Questo tipo di materiale vivaistico consente un facile trapianto delle piante con il loro "pane di terra" e garantisce alte percentuali di attecchimento. Non è assolutamente conveniente mettere a dimora piante più vecchie e di maggiore dimensione, perchè soffrono maggiormente la crisi di trapianto e la siccità, oltre ad avere un costo maggiore. Le varietà consigliate sono correggiolo, leccino, pendolino, moraiolo e rossina in provincia di Rimini e Forlì-Cesena e le cultivar locali  nostrana di brisighella e ghiacciola nel comprensorio brisighellese.

IL SOSTEGNO DELLE PIANTE       
Le giovani piantine messe a dimora hanno bisogno di un tutore adeguato che provveda al loro sostegno almeno per i primi 5 o 6 anni dall'impianto. Il tutore può essere costituito da un paletto in legno o, meglio ancora, da un paletto o da una canna in plastica robusta che garantisca una sicura durata nel terreno per il periodo necessario. La tipologia del tutore deve essere scelta in funzione della forma di allevamento adottata. L'allevamento a monocono richiede una canna in plastica rinforzata di 300 cm di altezza, di cui 230 cm fuori terra e con diametro di circa 3 cm (esagonale o ottagonale a stella). La canna deve essere poi assicurata ad un filo zincato, tirato a 180-200 cm. di altezza e sostenuto da pali di cemento o di altro materiale, disposti sulle testate e lungo la fila a distanze di 30-40 mt. l'uno dall'altro. L'allevamento a vaso policonico necessita, invece, unicamente di un paletto in legno o possibilmente di una canna in plastica rinforzata (diametro 4-6 cm, esagonale o ottagonale a stella) alta circa 150 cm di cui 80-100 cm fuori terra.

COME SI METTE A DIMORA UNA PIANTA  
Le principali operazioni da eseguire, per sistemare la pianta di olivo nelle migliori condizioni nel terreno, sono le seguenti:
• preparare idonei tutori  per il sostegno delle giovani piante
• annaffiare le piante ancora in vaso alcune ore prima dell'impianto, per mantenere integro il "pane di terra" alla svasatura
• preparare una piccola buca di dimensioni sufficienti ad accogliere il "pane" di terra al piede della pianta
• sistemare il tutore nella buca, ben infisso e a una profondità di circa 50-70 cm
• collocare le piantine svasate nella buca, in posizione leggermente inclinata per favorire la loro legatura al tutore, facendo in modo che il colletto della pianta rimanga qualche centimetro (4-5 cm) sotto il livello del terreno: rincalzare, quindi, la terra comprimendola attorno alle radici, in modo da chiudere la buca e ricavare intorno alla pianta una piccola concavità che favorisca la penetrazione dell'acqua di precipitazione o di irrigazione
• assicurare le piantine al tutore legandole con filo di plastica morbido e inanimato, in modo che la pianta rimanga eretta e non subisca strozzature durante la crescita
• annaffiare subito le piantine con 6-10 lt. di acqua a pianta per inumidire il terreno e farlo aderire all'apparato radicale.    

LE DISTANZE D'IMPIANTO
I moderni criteri di allevamento dell'olivo prevedono la costituzione di una pianta dalla forma più o meno conica o policonica, con la chioma fruttificante molto vicina a terra.
La necessità principale è, in ogni caso, quella di garantire uno sviluppo equilibrato della chioma e una buona illuminazione in ogni sua parte.     
Le distanze troppo ridotte fra le piante possono creare situazioni di ombreggiamento reciproco e uno spostamento verso l'alto della zona fruttificante dell'albero. Gli spazi troppo ampi possono causare, d’altra parte, perdite di produzione per unità di superficie.
Le esperienze, finora maturate nel nostro ambiente, hanno indicato come ottimali le seguenti distanze di impianto:   

LE CURE ALLE PIANTE NEI PRIMI ANNI
La giovane pianta durante il primo anno di sviluppo non deve soffrire la siccità e dovrebbe essere mantenuta in condizioni vegetative ottimali, ricorrendo se necessario anche a eventuali irrigazioni di soccorso durante il periodo estivo. La somministrazione di concimi azotati può essere fatta a piccole dosi già a partire dai primi anni, metà dose fine marzo/aprile e il rimanente fine aprile/maggio, secondo lo schema seguente:   

- 1° anno    50-100 gr.  di urea
- 2° anno    150 gr.  di urea
- 3° anno    250 gr.  di urea
- 4° anno    350 gr.  di urea

Le somministrazioni devono essere interrotte verso la metà di giugno per evitare che la pianta giunga troppo in vegetazione nel periodo invernale.     
Le operazioni di potatura, anche se molto leggere, all'occorrenza possono essere effettuate già al primo anno nel periodo estivo (luglio\agosto) e sicuramente ripetute negli anni successivi, per preparare rapidamente la pianta ad assumere la forma di allevamento voluta.

La forma di allevamento a vaso policonico è costituita da un’asse centrale che si divide in branche principali a 80-100 cm di altezza dal suolo. L’allevamento a vaso policonico si predispone, già nell’anno successivo all’impianto, con la cimatura del fusto della giovane pianta per consentire la rapida formazione delle branche inserite all’altezza desiderata (preferibilmente a 80-100 cm).
   
La forma di allevamento a monocono è costituita da un fusto centrale su cui sono inserite delle branche principali che presentano lunghezze descrescenti dal basso verso l’alto. La potatura nei primi anni deve essere molto leggera e deve servire solo a eliminare i rami laterali che entrano in concorrenza con l’asse principale della pianta, assumendo un diametro  uguale o superiore al fusto centrale.
In questa forma di allevamento della pianta la parte terminale del fusto, freccia centrale, deve sempre rimanere in evidenza e prevalere sul resto della vegetazione sottostante.
Gli interventi di potatura devono inoltre eliminare quei rametti inseriti sul fusto ad altezza inferiore ai 30-40 cm e quelli verticali che crescono con vigore sul dorso delle branche principali in formazione.     
La potatura estiva, a supporto della potatura di fine inverno,  è sempre molto importante nell'oliveto e lo è ancor più nel caso di impianti in allevamento.   
L’olivicoltore riesce così a guidare la pianta nella crescita, senza però provocare una risposta vegetativa e la pianta si predispone rapidamente alla fruttificazione.
   
Alcuni trattamenti chimici sulla vegetazione delle giovani piantine sono anch'essi molto importanti.
L'impiego del rame (sottoforma di ossicloruro di rame a 500-600 gr\hl) è raccomandabile nel periodo estivo, in occasione di eventuali grandinate, per proteggere la struttura della pianta dalle infezioni di rogna.
Lo stesso prodotto può essere utilizzato all'inizio dell'autunno per frenare e irrobustire la vegetazione, in preparazione ai primi freddi invernali.       

 

 

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