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“mosca olearia”(bactrocera oleae)

Descrizione 

L’adulto è  simile alla mosca domestica ma con dimensioni molto più piccole e ha il corpo di colore castano-grigiastro, lungo circa 0,5 cm e con una caratteristica macchiolina nera all’estremità distale delle ali. I maschi sono leggermente più piccoli delle femmine. Il capo è giallo rossastro con occhi di colore verde. La femmina possiede un robusto ovopositore con il quale perfora la superficie delle drupe per deporvi le uova e per fare fuoriuscire dei liquidi di cui si nutre. L’uovo è quasi subcilindrico, con le estremità più appuntite, di colore bianco e lungo poco meno di 1mm. La larva completa il proprio sviluppo attraverso tre stadi. Le larve appena nate sono quasi trasparenti e solo successivamente assumono una colorazione bianco giallastra. Le larve a maturità possono raggiungere i 7-8 mm di lunghezza. La pupa ha un colore bianco giallastro e si presenta di forma ellittica segmentata.


Ciclo biologico  
L’insetto passa l’inverno prevalentemente allo stadio di pupa nel terreno o nelle olive rimaste sull’albero. La mosca compie di solito tre o quattro generazioni estive-autunnali nell’Italia meridionale, iniziandone un’ultima che si completerà l’anno successivo. In Emilia Romagna e nelle altre aree settentrionali di coltivazione dell’olivo compie invece solo due o tre generazioni annuali, di cui le prime complete e l’ultima terminerà nell’anno seguente. Le diverse generazioni frequentemente si sovrappongono fra loro. La femmina inizia a deporre le uova sulle olive quando queste si trovano nella fase di indurimento del nocciolo (10-15 agosto in Emilia Romagna), praticando una fessura trasversale sull’epidermide per introdurre l’uovo a poca profondità nella polpa dell’oliva. La puntura risulta ben evidente e ha l’aspetto di una piccola macchiolina scura, più o meno triangolare. L a presenza di una puntura non significa automaticamente che è sempre avvenuta l’ovodeposizione. I fori infatti possono essere stati fatti solo a scopi nutrizionali. La femmina depone quasi sempre un solo uovo per ogni drupa ed è in grado di riconoscere il frutto già occupato da una precedente deposizione.Ogni femmina può deporre circa 200-300 uova. Le giovani larve fuoriescono dopo circa tre giorni e iniziano a nutrirsi della polpa dell’oliva nella quale scavano lunghe e tortuose gallerie che si sviluppano dapprima in superficie e in seguito più in profondità e vicino al nocciolo. Le basse temperature che si verificano talvolta a fine settembre\ottobre in Emilia Romagna, costringono le larve dell’ultima generazione a ridurre il tempo di permanenza sulla superficie delle drupe e a portarsi rapidamente in profondità nella polpa. Le larve, in questa condizione, sono difficilmente raggiungibili da qualsiasi intervento chimico che effettuato in questa fase risulta tardivo e completamente inutile. Le larve completano il loro sviluppo durante il periodo estivo, passando attraverso tre stadi e al termine si impupano nell’oliva preparando  un foro ben evidente per la fuoriuscita dell’adulto. In autunno le larve possono anche uscire e impuparsi nel terreno dove passeranno l’inverno. Il ciclo di sviluppo di una generazione dura in media 25-30 giorni. Lo sviluppo di questo parassita dipende moltissimo dalla temperatura atmosferica. Gli sfarfallamenti degli adulti iniziano a 15-18°C, mentre la temperatura minima per lo sviluppo dell’uovo e delle giovani larve è di 9-11°C e la temperatura massima è di 31-33°C . Un accumulo termico superiore ai 31°C di circa 70 ore produce una riduzione numerica della popolazione, il blocco dell’attività riproduttiva degli adulti e il riassorbimento delle uova. Il ciclo biologico del parassita risente molto dell’andamento climatico generale dell’area e la presenza della mosca è quindi diversa da zona a zona, in realazione alla latitudine, all’altitudine e alla esposizione di ogni singolo appezzamento. L’intensità degli attacchi del dittero è inoltre diversa da un anno all’altro, in funzione dell’andamento climatico complessivo dell’annata e dell’anno precedente. Gli interventi annuali realizzati a calendario sono quindi  poco affidabili.

Danni 
I danni causatida questo parassita sono sempre molto gravi e possono essere così riassunti:
- perdita quantitativa della polpa delle olive dovuta all’attività trofica delle larve;
- cascola delle drupe;
- alterazione della qualità delle olive e dell’olio.

La perdita di prodotto a causa dell’attività alimentare delle larve è abbastanza bassa (3-5% sul peso fresco, fino al 20% nelle cultivar a frutto molto piccolo). La cascola delle olive costituisce invece un danno molto più grave e può riguardare una parte rilevante della produzione, soprattutto quando si verifica nei mesi di settembre-ottobre in prossimità della raccolta. Le olive, lesionate dalle gallerie di alimentazione delle larve, maturano più rapidamente e sono esposte all’aria che penetra attraverso il foro lasciato aperto dalle larve o dagli adulti. La polpa in queste condizioni va incontro a fenomeni ossidativi e allo sviluppo di funghi e batteri che provocano marciumi e la caduta anticipata delle drupe. Le modificazioni biochimiche che si verificano nelle olive colpite determinano un aumento del grado di acidità e del valore dei “perossidi” nell’olio ottenuto. I danni subiti dalle olive determinano anche  una modificazione della composizione acidica e  un decadimento delle caratteristiche organolettiche complessive del prodotto finale. La maggior parte delle alterazioni sono la diretta conseguenza dello sviluppo di attività enzimatiche, ad opera di enzimi come la “lipasi”, che causano cambiamenti irreversibili nella composizione in acidi grassi dell’olio.   

Il danno maggiore in Emilia Romagna lo provoca la generazione che si sviluppa da deposizioni avvenute nel mese di settembre e i rilievi effettuati negli ultimi anni indicano che la  deposizione di uova si ha più frequentemente nel periodo compreso fra il 15 e il 30 settembre.


Prevenzione e difesa    

Una corretta strategia di difesa presuppone il monitoraggio della popolazione degli adulti, attraverso trappole a “feromone” per la cattura dei maschi o trappole alimentari e cromotropiche (gialle) per la cattura di maschi e femmine. Il numero delle trappole da installare dipende dalla omogeneità dell’area e dal tipo di trappola: in generale, può essere sufficiente installare nei mesi di luglio\agosto tre trappole per ettaro, aggiungendone una per ogni ettaro in più. Le trappole devono essere posizionate nella parte mediana della pianta, con orientamento sud-sud\ovest. La presenza delle trappole da sola non è sufficiente però a fornire un quadro completo dell’andamento dell’infestazione, poichè non sempre ad un elevato volo degli adulti corrisponde una intensa ovodeposizione sulle olive. Il campionamento delle drupe diventa a questo punto molto importante per avere una situazione realistica dello sviluppo del parassita. Il campionamento deve essere effettuato con frequenza settimanale, sempre sulle stesse piante individuate nell’anno e a partire dal momento in cui le condizioni generali sono favorevoli alla deposizione delle uova. Il campione di olive sarà formato da circa 100 drupe prelevate in numero di 10 per pianta sul 10% delle piante presenti nell’oliveto. L’esame del campione richiede un primo controllo visivo per individuare le olive con punture e un loro successivo esame più accurato, da eseguire al microscopio, per verificare la presenza effettiva dell’insetto e il suo stadio di sviluppo. La disponibilità dei dati agrometeorologici e delle informazioni provenienti dalle catture nelle trappole e dai campionamenti delle drupe consente l’impostazione  di una efficace strategia di difesa contro la mosca delle olive.
La lotta può essere impostata con diverse metodologie, in funzione di fattori climatici locali e di gestione aziendale. I principali e possibili interventi sono i seguenti:
- difesa chimica preventiva o adulticida;
- difesa chimica curativa o larvicida;
- difesa biologica o biotecnologica;
- difesa agronomica
La difesa chimica preventiva o adulticida viene attuata mediante la distribuzione ripetuta di esche proteiche (buminal, lysatex, nasiman ecc...) avvelenate da insetticidi (dimetoato, fenthion, deltametrina ecc....) . Il metodo consiste nella distribuzione di miscele contenenti esche proteiche sotto forma di proteine idrolizzate (0,5-1%) e insetticidi a media e lunga persistenza (0,06-0,12%). La miscela viene distribuita a basse dosi per unità di superficie (0,3-1,2 litri per pianta) su parte della chioma delle piante o solo su alcune piante alternate o addirittura a filari alterni. Questo tipo di difesa chimica sfrutta la particolarità delle femmine della mosca di essere attratte dalle sostanze zuccherine e da prodotti contenenti acidi amminici di cui si nutrono. Gli interventi devono essere programmati in base all’andamento delle catture degli adulti e con l’ausilio dei campionamenti delle drupe, effettuati come per i trattamenti chimici tradizionali. La soglia di intervento per il trattamento con esche proteiche avvelenate è costituita dalla cattura di 3-5 adulti  con uova mature per trappola eper settimana, con una percentuale di infestazione attiva nelle olive superiore al 4-5%.
La difesa chimica curativa consiste nella distribuzione di miscele di insetticidi sull’intera chioma di tutte le piante dell’oliveto, quando il danno segnalato dai campionamenti settimanali  raggiunge la soglia economica d’intervento e i dati climatici fanno prevedere un ulteriore sviluppo delle popolazioni del dittero. La soglia d’intervento varia in funzione dello stadio di sviluppo della drupa e del valore economico del raccolto previsto : il suo valore può oscillare tra il 7% e il 14% di olive con uova e larve di I° e II° età. La soglia scende al 5% per interventi su olive da tavola. Il superamento di questi valori riscontrato nei campionamenti indica un probabile danno economico e giustifica il trattamento chimico. Gli insetticidi più adatti sono quelli con buona attività citotropica e alta idrosolubilità, per poter giungere all’interno del frutto e uccidere la larva, senza lasciare residui nell’olio. Il principio attivo più usato è ancor oggi il “dimetoato” che,per la sua grande idrosolubilità, viene eliminato in gran parte con le acque di vegetazione. Altri insetticidi meno usati e che dispongono di una buona efficacia sono il “fenthion”, il “fenitrothion microincapsulato” , il “formothion” e il “triclorphon”.
La difesa biologica attuata con il lancio di antagonisti naturali ( opius concolor) è ancora poco efficace nei confronti delle popolazioni della mosca olearia e presenta ancora dei costi molto elevati. La difesa biotecnologica o per cattura massale degli adulti si basa sull’impiego di trappole  con attrattivi di vario tipo (colore, proteine idrolizzate, feromoni, sali di ammonio) a volte in combinazione fra loro. La difesa di tipo agronomico è possibile unicamente a fronte di attacchi tardivi del parassita. Quando questi si verificano e le olive sono già in discreto stato di maturazione è bene anticipare la raccolta e avviare rapidamente le olive al frantoio. Questo semplice accorgimento limita l’avvio dei processi di ossidazione delle sostanze grasse nelle drupe e consente di ottenere un olio di qualita anche in presenza di un certo grado di infestazione, evitando un intervento chimico tardivo molto spesso  inopportuno e inefficace.

 

 

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