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“occhio di pavone” (cicloconium oleaginum)

Descrizione e sintomatologia
La malattia si manifesta di solito con lesioni nel lembo fogliare ed eventualmente anche nel picciolo, nel peduncolo del frutto e nel frutto stesso. Il fungo colpisce soprattutto le foglie e i sintomi si manifestano in corrispondenza della pagina superiore con la comparsa di caratteristiche macchie circolari. Queste macchie si presentano di colore bruno, giallastro o verdastro, con diametro variabile da alcuni millimetri fino a un centimetro e vengono poi circondate da un alone giallo che le rende simili ai cosiddetti “occhi” delle penne del pavone. Le macchie successivamente diventano nerastre per la comparsa delle spore. Lo sviluppo di questi sintomi non si ripete sulla pagina inferiore delle foglie, ove si nota solo un annerimento intermittente lungo la nervatura centrale.
L’attacco al picciolo della foglia si manifesta con un restringimento del suo diametro che causa l’ingiallimento della foglia e la sua caduta, anche in assenza delle tipiche macchie.
l’attacco ai frutti è più raro e si manifesta in prossimità della maturazione con piccole tacche brunastre leggermente depresse. Infezioni possono apparire anche sul peduncolo del frutto, con la comparsa di macchie brune che bloccano il passaggio della linfa e causano la caduta dei frutti. L’attacco, in questo caso, avviene all’inizio della formazione dei frutti o nelle prime fasi di maturazione. La malattia è favorita dall’umidità e si manifesta soprattutto nelle parti più basse della chioma, specialmente nelle piante troppo fitte o nelle chiome mal potate.

Ciclo biologico
La germinazione dei conidi e dello zoospore del fungo avviene in presenza di umidità e a temperature comprese tra 10 e 20 °C (l’optimum è tra 12 e 15 °C). I conidi, trasportati dal vento e dalle piogge, si depositano sulle parti sane della pianta determinando la propagazione della malattia. L’umidità e la temperatura favorevoli consentono ai conidi di liberare le zoospore che germinano e sviluppano un micelio che si nutre dei tessuti epidermici all’interno dello spessore della cuticola fogliare. Il micelio produce poi all’esterno delle conidiospore che contengono nuovi conidi, i quali concludono il ciclo. Le condizioni ideali di sviluppo di questa malattia si hanno, nella nostra Regione, in primavera e soprattutto in autunno. La malattia presenta un’ incubazione molto lunga, per cui dal contatto delle zoospore con i tessuti vegetali alla comparse delle macchie, possono passare dai tre ai cinque mesi. Le varietà di olivo si dimostrano, infine, diversamente sensibili al patogeno. Fra le varietà diffuse in Emilia Romagna più sensibili risultano il pendolino, il moraiolo, il frantoio, il correggiolo e la nostrana di Brisighella, mentre più resistenti risultano le varietà rossina e leccino.

I danni
Il danno maggiore è quello che si verifica a carico delle foglie. L’attacco del fungo può determinare una prematura caduta delle foglie (filloptosi), con conseguente riduzione dell’attività fotosintetica e perdita di produzione anche per la campagna successiva. La defogliazione può avvenire anche prima della comparsa dei caratteristici sintomi (macchie ad “occhio di pavone”).

Prevenzione e difesa   
Una diagnosi precoce della malattia è molto importante per adottare una efficace strategia di lotta. Un metodo che permette di accertare se il fungo è in incubazione nelle foglie è quello di prelevare un campione di queste e immergerlo in una soluzione al 5% di NaOH o KOH (idrossido di sodio o di potassio) per un tempo di 2 - 3 minuti, a temperatura ambiente se le foglie sono giovani, oppure a 50 - 60 °C se le foglie sono vecchie. La presenza dell’infezione in fase di incubazione si evidenzierà con la comparsa di macchie circolari sulla pagina superiore. La soglia di intervento è riconducibile alla presenza del 30% di foglie infette.
Il controllo preventivo dell’infezione è possibile con prodotti a base di rame, utilizzando soprattutto gli “ossicloruri di rame” (500 - 700 gr/q.le) per la loro facile miscibilità con altri principi attivi. Sono consigliabili, sul nostro territorio, due interventi rameici a scopo preventivo, uno a fine inverno - inizio primavera e uno dopo le prime piogge autunnali.
L’utilizzo del rame nel caso di “occhio di pavone” ha una duplice funzione, di protezione delle foglie non ancora infettate e di azione defogliante sulla vegetazione infetta, penetrando più facilmente all’interno delle foglie colpite dal patogeno e manifestando una certa azione fitotossica su di esse.


 

 

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