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“rogna dell’olivo” (pseudomonas savastanoi)

Diffusione
La malattia ènota anche come “tumore batterico o tubercolosi” dell’olivo ed è una alterazione ormai storica poichè fu una delle prime malattie delle piante per la quale fu dimostrata l’origine batterica. La sua diffusione è nota fin dall’antichità e interessa tutti i paesi in cui viene coltivato l’olivo. E’ presente anche in Emilia Romagna su gran parte del territorio olivicolo ad esclusione comprensorio brisighellese  ove è del tutto assente.

Descrizione      
La rogna o tubercolosi è la manifestazione esteriore sulle piante di un attacco di un batterio che penetra nei tessuti dell’albero attraverso ferite dovute al freddo, alla grandine o all’uomo stesso. La manifestazione più evidente della malattia è la comparsa sui rametti  e sui rami di caratteristiche escrescenze, isolate o confluenti .Queste formazioni hanno all’inizio un colore verdastro che progressivamente diventa più scuro e passano da una consistenza erbacea ad una lignificata con il passare del tempo. I tubercoli si ingrossano progressivamente passando dalle dimensioni di pochi millimetri fino a diversi centimetri e presentano una superficie screpolata e molto irregolare. Il danno che la pianta subisce può essere anche molto grave e può avere ripercussioni sul normale sviluppo vegetativo e sulla sua produttività.

Ciclo biologico
L’alterazione è causata dal batterio mobile “pseudomonas savastanoi” che utilizza le ferite di natura  traumatica (gelo, grandine, operazioni colturali dell’uomo) e di origine biologica (insetti, cicatrici fogliari in occasione della caduta delle foglie) per penetrare nei tessuti della pianta. Le infezioni si possono verificare a temperature molto variabili, a partire da un minimo di 4-8 °C e fino a 35-38 °C. La diffusione dei batteri presenti nei tubercoli inizia già dopo 5-10 minuti di pioggia e l’infezione è favorita da temperature miti e da elevata umidità. I principali fattori responsabili della comparsa e della diffusione della malattia in Emilia Romagna sono le gelate invernali e le frequenti grandinate estive che causano lesioni di varia dimensione sulle piante. Il batterio è particolarmente attivo in concomitanza della ripresa vegetativa primaverile.

Danni
I danni si manifestano con le caratteristiche iperplasie sulla struttura della pianta e sui rami a frutto che  provocano una riduzione dell’attività vegetativa e produttiva dell’olivo, fino al disseccamento di interi rami a frutto nei casi più gravi. La presenza dei tubercoli sui rami a frutto costituisce anche un ostacolo fisico alla “pettinatura” dei rami in occasione della raccolta.

Prevenzione e difesa     
La lotta alla rogna dell’olivo è molto difficile per la mancanza di un prodotto curativo veramente efficace. Gli antibiotici rappresentano gli unici farmaci in grado di contrastare l’infezione ma non sono impiegabili in agricoltura. La difesa è basata quindi unicamente su criteri preventivi e su accorgimenti di tipo agronomico che ostacolano la comparsa della malattia o nè limitano la diffusione. La malattia è favorita dalle gelo, dalla grandine, dall’umidità, dalle operazioni di potatura, da ferite e lesioni varie, da concimazioni eccessive e da tutte le pratiche agronomiche che favoriscono la formazione di tessuti acquosi e molli sulla pianta. Le varie cultivar di olivo hanno inoltre una diversa sensibilità alle infezioni. La grandine e il gelo rappresentano sicuramente in Emilia Romagna le principali occasioni per lo sviluppo di questa batteriosi che trova terreno favorevole anche nella grande sensibilità delle due cultivar di olivo più diffuse in regione, “il frantoio e il correggiolo”. La migliore prevenzione è costituita da irrorazioni a base di rame ( ossicloruro di rame a 500-700 gr\hl o poltiglia bordolese a 1-1,5 kg\hl  ) o solfato ferroso all’8% , distribuite rapidamente  ed entro 24-48 ore dal verificarsi dell’evento meteorologico. Questi trattamenti quando vengono eseguiti in primavera e autunno hanno una certa efficacia anche sull’occhio di pavone. L’impiego del rame ha in ogni caso solamente una funzione di contenimento dello sviluppo della malattia, non essendo uno specifico battericida ma un fungicida con una debole azione collaterale sui batteri. La presenza sui rami di tubercoli tumorali già sviluppati obbliga a  energici interventi di potatura di risanamento, per asportare i tessuti infetti ed evitare che il batterio si diffonda sulla pianta e nell’oliveto. La disinfezione frequente degli attrezzi di potatura, in soluzioni di solfato ferroso all’1%-2%, rappresenta un ulteriore ed efficace accorgimento per limitare lo sviluppo della batteriosi nell’oliveto.
L’utilizzo di materiale vivaistico sano e l’adozione degli accorgimenti di cui sopra sono elementi basilari per ridurre i rischi della comparsa della malattia.

 

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